Between breath and fire
Marina Abramović a Bergamo
Il nuovo spazio Gres Art 671 di Bergamo ospita Between breath and fire, mostra che conduce in un viaggio profondo attraverso l’opera e la vita di Marina Abramović, madre della performance art. Curata da Karol Winiarczyk, l’esposizione propone una selezione di lavori storici e recenti, riflettendo l’evoluzione di una carriera dedicata all’esplorazione dei limiti fisici e psicologici.
Abramović, nata a Belgrado nel 1946, ha vissuto un’infanzia segnata dalla rigida disciplina del regime jugoslavo e dalla figura autoritaria dei genitori, entrambi partigiani. Un contesto che ha radicalmente condizionato il suo approccio da artista, portandola a fare della componente fisica uno strumento espressivo in grado di veicolare i più intensi messaggi. Fin dagli anni Settanta ha utilizzato il proprio corpo come mezzo per sfidare il dolore e la resistenza umana, per incarnare stati d’animo universali e oltrepassare confini moralmente imposti.
Lontana dal linguaggio creativo tradizionale, la performance ha così inaugurato una nuova dimensione dell’arte. Gli aspetti fondamentali che l’artista stessa ne mette in luce sono in particolare la volatilità e il trasporto emotivo: si tratta di eventi che accadono in un preciso momento e non possono ripetersi, prendendo vita anche e soprattutto grazie al coinvolgimento degli spettatori.
Negli anni l’artista serba, in parallelo alla continua esplorazione del corpo e i suoi limiti, ha indagato a fondo molti temi. Il primo è quello nodale della relazione e della fiducia attraverso la collaborazione con Ulay, partner sia artistico che sentimentale. Il respiro, altro elemento centrale nella poetica di Marina Abramović, è da lei interpretato come simbolo di trascendenza e connessione tra corpo e natura, tra l’interno e l’esterno, tra l’anima e il mondo circostante. Infine quello della morte: non solo come fine della vita, ma come trasformazione, all’interno della quale l’arte assume la forma di una ricerca esistenziale tesa verso la catarsi.
Between breath and fire nasce come retrospettiva della carriera di Marina Abramović, ma anche e soprattutto come una riflessione collettiva sul significato della body art. Le opere, che trascinano inevitabilmente al loro interno, superano la semplice osservazione passiva per trasformarsi in un incontro partecipe e autentico, in un’esperienza personale quasi trascendente. Le singole proiezioni vivono autonomamente e permettono un’immersione completa in ogni capitolo, ma allo stesso tempo dialogano tra loro in un unico percorso sensoriale che parla attraverso il corpo per arrivare all’anima.