Nuova vita di quartiere
In maniera non del tutto consapevole ma neanche improvvisata, la nuova vita di città si sta evolvendo (o involvendo) in circuiti piccoli e confortevoli "di zona". Come un grande paese, tornano al centro le dinamiche lente e abitudinarie fatte di riti, posti del cuore e intrecci sociali, che con una certa vena nostalgica ci parlano di un diverso modo di concepire la quotidianità. Un salto indietro che rimpiazza con prodotti agricoli e grezzi in contorni poco commerciali la fascinazione esotica del fusion, del mixology e dei ristoranti stellati sperimentali. Il glamour lascia spazio all’era della realness.
È in questo clima di lentezza e semplicità che si inserisce l'ondata dei locali di quartiere: enoteche, panetterie, laboratori di caffè. Botteghe di nuova generazione a tutti gli effetti. Realtà che nascono volutamente ristrette negli spazi e nell'offerta, servizi che puntano sulla qualità delle materie prime alimentari e su un look minimale, un po' scandinavo un po' trattorie amarcord. Raccontano una storia recente che si sta spostando verso l'aggregazione e il casual, verso la consuetudine di salutare per nome e sentirsi a casa, verso una scelta meno vasta ma di qualità. In parte per vocazione, in parte, sicuramente, per progetti di una moda ormai incontenibile.
In atmosfere calde e luci di candele, nelle enoteche trovano posto etichette dipinte a mano, menù concisi e cucina creativa ma di ispirazione tradizionale. Dagli ambienti più dark ai più rustici, dalle architetture ex-industriali sofisticate all'estetica parigina, la ricercatezza dei vini (quasi sempre naturali) si abbina sempre alla semplicità del contorno e della direzione creativa. Non solo la sera ma anche a colazione: dolci danesi e lente panificazioni con grani antichi stanno ormai da tempo spopolando. Il naturale ha preso il sopravvento, non si contano più le aperture di questo genere che sull'ondata del vivere la Vita Lenta propongono locali di quartiere in città, alcuni azzeccatissimi, altri un po' troppo gauche caviar.
Se da una parte i vini macerati non sono adatti a tutti i palati e un po' meno di coolness a volte gioverebbe all'autenticità, la nostra nuova vita enogastronomica, con questa lenta rivoluzione agricola, sta indubbiamente vivendo una fioritura per i piccoli produttori locali, per le materie prime poco trattate, per l’approccio tradizionale e per un certo tipo di gusto nel mangiare e bere cose buone e semplici.
Un'attitudine che viene indubbiamente dall'estero, dalle capitali culinarie dei paesi nordici, ma anche dall’esigenza di ritrovare la propria identità locale, lontana da quell’eccessiva globalizzazione gastronomica. Così si è tornati silenziosamente a vivere il mondo di quartiere anche nelle grandi città, le botteghe 2.0 che ci riportano alla semplicità. E con un calice di vino bianco (o orange) in mano, è quindi vero che le mode, sebbene tali, possono più o meno volontariamente veicolare rivoluzionari messaggi: nuovi, lenti ritmi in questa era naturale.