Sugimoto Seascapes
Il fotografo giapponese che trasporta nei luoghi remoti del mondo e dell’anima
Sea of Japan, Rebun Island, 1993
Hiroshi Sugimoto è un fotografo e artista giapponese che parla un linguaggio al di là della rappresentazione. Maestro nell'arte di evocare emozioni attraverso l'immagine, le sue opere sono come una meditazione. Nato a Tokyo ed emigrato in California, ha trovato in ogni suo scatto un modo essenziale per esprimere la complessità della sua identità e del mondo che lo circonda.
La serie Seascapes, iniziata nel 1980, è un inno al mare, non solo come paesaggio, ma come simbolo di rifugio e appartenenza. Sugimoto descrive il mare come un luogo che gli infonde un “senso di sicurezza calmante”, che lo richiama alla sua casa ancestrale. Una connessione che va oltre il semplice legame geografico: il mare diventa un confine mobile, un luogo dove le storie delle persone si intrecciano e si mescolano.
Ogni fotografia della serie è una poesia visiva. Gli orizzonti si fondono in tonalità completamente diverse, trasmettendo però sempre un senso di infinito sublime, di pace ma anche di inquietudine. Sole o notte fonda, Stati Uniti o Scandinavia, anni ‘80 o 2000, ci sono sempre e solo una fetta di mare e una fetta di cielo. Epoche e luoghi diversi non hanno alcuna importanza nel concepire e visualizzare immagini così intimamente collegate. I titoli indicano i luoghi specifici dove sono state realizzate, ma la loro vera essenza è la capacità di trasmettere un senso di universalità. Il mare che vediamo potrebbe trovarsi ovunque nel mondo: è simbolo di continuità, di acqua che si mescola ed è sempre la stessa, di unione.
Sugimoto, con sua distintiva sensibilità artistica, riesce a congelare momenti che racchiudono secoli di cambiamento. Le sue opere, nella loro essenzialità, ci invitano a riflettere sulle vite che si sono incrociate attraverso gli oceani e sulle sponde delle terre che essi bagnano, nonché sulla vastità di quegli stessi paesaggi. L’assenza di didascalie, eccetto i titoli, rende ogni immagine ancora più potente, costringendoci al confronto con la nostra percezione del luogo, del tempo e dell'identità. La forza della serie sta proprio nel mostrare un soggetto collettivamente condiviso e riconosciuto, facendolo parlare nella sua semplicità e lasciando che conduca ciascuno in un luogo diverso del proprio animo. Ogni mare non è solo una riproduzione, ma un mosaico di ricordi ed esperienze condivise, di terre che sono unite proprio dall’acqua, un luogo in cui le storie di chi è passato si fondono con quelle di chi ancora naviga.
North Atlantic, Cape Breton, 1996